Ambientato nel paese delle favole, l’equilibrio bene/male è retto da Munk e Mambo, due spiritelli che controllano il corretto svolgersi delle fiabe regolando la bilancia del bene/male. Come nel precedente film Cenerentola e gli 007 nani, anche stavolta l’equilibrio sarà sconvolto: protagonista è la piccola Biancaneve, la cui madre Grace, di animo puro e buono, muore improvvisamente. La giovane cresce senza la saggia guida della madre e, adolescente, si preoccupa più del suo aspetto e di far festa con le damigelle (Cappuccetto Rosso, Be Poop e Riccioli d’oro) che di far del bene ai suoi sudditi. La situazione degenera quando Biancaneve sarà vittima della perfidia di Lady Vanity, che si tramuterà in modo da somigliare tantissimo alla madre della fanciulla e cercherà di sposare il re, suo padre, per ottenere la corona. In aiuto della fanciulla ci saranno i 7 nani, che le mostreranno la via della bontà e della giustizia.


Il seguito di Cenerentola e gli 007 nani vuole proporsi, analogamente al primo film, come versione ironica e priva di riguardi sul mondo delle fiabe, che vengono stravolte e riscritte in maniera da risultare comiche. Stavolta tuttavia il mordente è davvero scarso: mancano le situazioni davvero graffianti, sagaci, manca una maggiore dinamicità che invece trova personaggi ed animazioni rigidi e bloccati, come la animazioni non eccelse. Si è mancato insomma il centro che altri film di animazione riescono ad ottenere, come Shrek, dove l’ironia beffarda e priva di riguardi risulta intelligente e accattivante. Le idee di fondo ci sarebbero, come i personaggi del mondo delle fiabe che vengono inclusi nella trama: pinocchio, il lupo cattivo, il principe azzurro, lo specchio delle brame, vengono tutti riproposti in uno sfondo adolescenziale, in un mondo di feste in discoteca, trucco davanti allo specchio e telefonate alle amichette col magico cellulare. Le voci della protagonista (Antonella Clerici) e dello specchio (Jerry Calà, che lancia un ‘doppio libidine’ ad un certo punto) non sono certo un punto in più a favore della pellicola.


Ci troviamo di fronte quindi ad un eccesso di buoni sentimenti, il voler far del bene è sicuramente una morale buona e un insegnamento giusto per i più piccini, ma il film non riesce ad intrattenere il pubblico più adulto e che cerca qualcosa di più vivo e profondo, o semplicemente di più divertente o sfrontato come ci si potrebbe attendere. Peccato.